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Giorgio Pemberton - Stella Duchamp

Stella Duchamp.

Anche la famiglia Du­champ non ha potuto godere di grandi privilegi economici dal genio del capo­stipite Marcel, se non tre proprietà dignitose nel sud della Francia che sono state vendute negli anni ottanta e il ricavato ripartito in parti uguali tra gli eredi. Numerosissimi, tanto da rendere così esigue le quote di ciascuno da non permettere alcun tipo di investimento duraturo nel tempo. Stella Duchamp, per sopravvivere, oggi fa la professoressa di lettere in un liceo e insegna teatro. Ma lo fa onestamente, con piacere, adorando i suoni della lingua italiana, soprattutto quelli delle parole più desuete o addirittura prossime all'estinzione.

Come sia finita a Torino e quando, è ancora materia di ricerche agiografiche premature, che nessuno ha avuto motivo di intraprendere. Comunque si sa per certo di una madre nata in Grecia ed emigrata giovanissima in Italia. A differenza del collega Giorgio Pemberton, quando le capita di trovarsi di fronte ad un'opera (pochissime in tutto il mondo) del suo avo Marcel Duchamp, prova una forte commozione e uno straziante palpito di gratitudine, pur riconoscendo di non aver ereditato praticamente nulla da quella mente così razionale e provocatoria. Autodidatta nel canto, si è esercitata a lungo sulle melodie di Erik Satie e sulle partiture ritmiche di Strawinskj, pur non trascurando e amando il peggio della musica pop. Non stima in particolar modo le composizioni di Emilio Locurcio ma le considera un ottimo tirocinio per arrivare poco per volta a comporre da sé melodie più adatte alle proprie corde vocali.

Regista, drammaturga e attrice in progetti di teatro sociale, vive la città di Torino come un formidabile cantiere dove accadono in anticipo quei mutamenti che solo molti anni dopo si estenderanno nel resto della nazione. E non è detto che il suo sia un abbaglio. Usando lo pseudonimo di Stella Sorcinelli (cognome scelto a caso consultando una guida telefonica della città di Firenze) firma regie e testi. Con un altro pseudonimo, quello di Giuditta Scalzi ha scritto un romanzo intitolato “I mammiferi felici ridono fino a tarda notte” pubblicato dalla casa editrice Newton & Compton, con cui ha vinto la prima edizione del premio In-Primis indetto dalla Banca di Cherasco. Un completo insuccesso letterario di cui va giustamente fiera. Questo è niente! Vedrete in seguito. Ama dire alle amiche più care, consapevole del fatto che meno hai successo e più ti vien voglia di far vedere agli altri quanto davvero vali. E qui, qualche piccola oncia del sangue di Marcel Duchamp, c'è.

 

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