Cuqù

Giorgio Pemberton - Stella Duchamp

Il blues del Pesce Strizza. 

 

Il Pesce Strizza non si muove più
E certo un buon segno non lo è
Magari è l’anestesia che sale su
E ora io non mi raccapezzo più

Impacchetto il mio denaro
dentro un foglio di giornale
Mentre rimbomba una sparo
Sotto la pioggia torrenziale

La erre moscia ora ce l’hai tu
Io spurgo humour tre volte al dì
La casa d’oro sai è crollata giù
Tre tuoni ed ecco l’ultima corvè

Non so dire se è tiglio o mimosa
Il profumo che sale dalla laguna
Sul balcone una donna misteriosa
Fugge dentro un raggio di luna

Tra le note malandrine
Di un vecchio blues
in mezzo alle galline
Cerco la mia Porsche

Il Pesce Strizza non mi parla più
Beccheggia in aria a pancia in su
Si è ormai rotto anche l’ultimo tabù
In un magma di vita da lacchè

Cerco un albergo per cambiarmi
I vestiti sporchi e insanguinati
Mi aggiro in mezzo ai marmi
Tra i camerieri imbarazzati

Tra le note malandrine
Di un vecchio blues
In mezzo alle galline
Cerco la mia Porsche

Di andar per funghi non non lo rifò
Se il punto mordace è non amarti più
Neanche il tempo per un buon caffè
Che tutto stinge e punge in un bel blu

Nell’atrio in stile ottomano
Inondato dalla luce dei fanali
Salgo gradino dopo gradino
Verso stanze fenomenali
Oh gioia ecclesiastica
In scarpe da ginnastica
Baciare una domestica
profumata d’ostrica

Poi le note malandrine
D’un vecchio blues
In mezzo alle galline
Salgo sulla mia Porsche

Sulle note malandrine
D’un vecchio blues
Corro tra le colline
Spingo la mia Porsche

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