Cuqù

Giorgio Pemberton - Stella Duchamp

Luoghi essenziali per un(a) buon(a) musicista

In ognuno dei luoghi sottoelencati c'è musica. Tanta musica. L'ascolto è perfetto grazie all'assoluto silenzio che li caratterizza. Ma dovrete portarvene appresso un po' anche voi, in modo che il paesaggio faccia il resto, aggiungendo la melodia che manca. E' come accordare bene due strumenti, prima di farli suonare insieme. Rimaniamo nell'area mediterranea, in modo da  raggiungerli in poco tempo. O quasi. Con cifre economiche sostenibili. Se durante la bella stagione vi venisse in mente quella frase che suona un po' così: e cosa potremmo fare il prossimo week-end? Allora ricordatevi di questo sito e di questa rubrica. 

Fontaine-de-Vaucluse (Francia – Provenza) 

E' il luogo dove Francesco Petrarca andava a passeggiare con Laura. Pensavamo fosse un'invenzione letteraria e, invece, esiste veramente. Si arriva percorrendo una strada color lilla, quasi soffocata dalle coltivazioni di lavanda. Se avete un'automobile scoperta, le vostre narici faranno l'esperienza della sbornia olfattiva, creandovi non pochi problemi nella guida. Ad un certo punto si attraversa un ponticello sotto cui scorre quello che sembra un semplice torrente dell'Alta Provenza. Invece, no. Un cartello vi avverte che siete arrivati. A piedi, dovete allora dirigervi verso il crepaccio della montagna. Chiare, fresche e dolci acque viene da lì, da una sorgente che sgorga in fondo alla valle chiusa. Dalla strada non si vede niente, se non un bosco come tanti. Ma attraversando quel bosco si entra nel silenzio assoluto di un ecosistema perfetto e impenetrabile, simile a quello di una foresta tropicale dove è la natura a dominare ogni dettaglio. A metà percorso il torrente diventa un laghetto con le acque color smeraldo dentro cui si specchiano i rami di alberi altissimi, affollati di uccelli di ogni specie. Se parlate ad alta voce, vi spaventate, tanto è fuoriluogo e sgraziato il timbro della vostra emissione vocale, qualsiasi cosa stiate dicendo. Magari vi capiterà di incontrare qualcuno che procede in direzione opposta. Fateci caso: saranno tutti in silenzio, rispettosi, con i lineamenti del viso un po' corrucciati, l'espressione perplessa di chi sta riflettendo da lungo tempo e ancora non ha capito. Perchè quel bosco è simile a una basilica a cielo aperto, arredata da ignoti che l'hanno eretta nel tempo per custodirvi un segreto. Non vi diciamo cosa vi aspetta alla fine del percorso, una volta arrivati alla sorgente, perchè è l'ultima delle meraviglie, quella che si mangia tutte le precendenti. Magari Francesco ha imparato proprio lì l'intonazione giusta di certe parole, la caratura di alcune sillabe, il suono cristallino di certe lettere. Passeggiando con Laura. Chissà se succederà anche a voi. 

 

Val Maira (Italia – Cuneo) 

Cominciano le montagne. A partire da Dronero. La strada sale in tornanti dolci, con i paesini arroccati sulle rocce. Non c'è traffico. Siamo in una valle poco frequentata e, purtroppo, poco conosciuta. Anche poco abitata. Una valle occitana. Si vede. C'è una tale cura nei piccoli fazzoletti di terra coltivabili, nel restauro dei tetti e dei muri delle abitazioni, che ti viene da pensare questi non se ne sono andati, sono rimasti e resistono con orgoglio. Non vivono la  montagna come una maledizione, al contrario, se ne fanno un vanto. Si continua a salire e la valle diventa più stretta, con improvvise aperture di prati così verdi che un anglosassone ne proverebbe un po' di stizza. Tutta la Val Maira è misterica. Nasconde un numero impressionante di altipiani frequentati da nessuno, di laghi dove l'acqua è pulita, di cascate che scendono irruenti e al fondo non ci sono campeggi, strutture turistiche, alberghi. Solo boschi scavati dalle marmotte, caprioli che attraversano le strade, cervi che scendono dalle alture per procurarsi cibo, aquile e falchi che volteggiano in circolo, altissime, quasi a un passo dalle nubi. In Val Maira si può leggere un romanzo davanti a un paesaggio che dà le vertigini, trascorrendo così ore e ore nel silenzio, senza sentire il bisogno di fare altro. In Val Maira si può cantare ascoltando gli echi della tua voce che torna indietro dopo aver attraversato distanze incredibili. In Val Maira si può andare alla ricerca di Dio e trovarlo, perderlo, ritrovarlo, perderlo di nuovo in una serie di rimandi che alla fine lasciano in bocca un sapore squisito e raramente apprezzato: quello della gratitudine.

 

Monemvasia (Grecia – Peloponneso) 

Quando si arriva non si vede nulla. Siamo su una delle tre punte del Peloponneso, davanti a Creta. C'è un'unica strada, non si può sbagliare. Quando dalla montagna si comincia a scendere e compare l'orizzonte, in mezzo al mare si vede una roccia enorme, altissima, simile a un faraglione. C'è un lungo ponte che la tiene agganciata alla terraferma. Solo quando si giunge sulla spiaggia uno comincia a rendersi conto davvero di quanto sia enorme questa roccia. Ma di Monemvasia non c'è traccia. Bisogna attraversare il ponte e giungere ad un piccolo parcheggio scavato nella roccia. Sotto c'è un buco, una specie di grotta. I cartelli avvertono che si deve proprio entrare lì dentro, per arrivare a Monemvasia. E' davvero una grotta. Lunga una decina di metri. Buia, fresca, con il soffitto basso. C'è un'uscita, dall'altra parte. Si intravvede la luce del sole. Ecco, Monemvasia è lì fuori. Dal fresco della pietra si passa al caldo torrido dell'estate greca. E si è già su una stradina di ciottoli che taglia in due il paese. A questo punto vengono meno tutte le possibilità letterarie per descrivere esattamente quale tipo di esperienza sia. Estetica, fuor di dubbio. Onirica? Anche. Chissà quante volte abbiamo immaginato in sogno un paesino così, magari dopo aver letto uno dei racconti de Le Mille e Una Notte. Ma non è solo questo. Perchè Monemvasia è reale. Scavata per davvero dentro l'enorme roccia. Usando quella sabbia, quella ghiaia, quelle pietre per tirare su le case.  Infatti, sono tutte dello stesso colore. Una comunità intera l'ha pensata e costruita. Con l'obiettivo pratico di difendersi dall'assalto dei turchi. Il risultato non è per nulla pratico, ma fantastico. Spero di cuore che Italo Calvino, in vita, abbia avuto modo di visitarla e che le Città Invisibili siano nate da questa suggestione. Perchè ci sta. Monemvasia è l'archetipo per eccellenza del paese fiabesco dove i suoi abitanti sono immortali, vivono in libertà e letizia, cenando alla stessa ora nei tanti terrazzini affacciati sul mare e passandosi il cibo da un tettuccio all'altro, in attesa di una stellata clamorosa. E' un luogo dove il chiasso della modernità non è mai arrivato né arriverà mai, perchè non ci sono strade per automobili, porti per motoscafi, altoparlanti per musica pop. Unica concessione: l'elettricità. Ma tutto questo non è niente rispetto all'esperienza reale di vederla, protetta dalla roccia, in modo che dalla terraferma nessuno sappia della sua esistenza. 

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