Cuqù

Giorgio Pemberton - Stella Duchamp

Trasporti eccezionali.

Materiali incandescenti in transito da una frontiera all'altra.

 

Frasi, modi di dire, neologismi e scritte murali da esportare all'estero, con la speranza che ne facciano buon uso. Esempi spontanei di narrazione urbana sopra superfici corrose dall'inquinamento. Quando la bellezza splende in mezzo ai detriti. E altre storie. 

Sul muro di un Liceo Artistico della città di Torino, ben frequentato da adolescenti intenti a scoprire finalmente la joie de vivre grazie alle suggestioni dell'arte, uno di questi ha scritto, a caratteri cubitali: STALIN NON POSSO VIVERE SENZA DI TE. Con la vernice rossa.

L'avrà fatto di notte, perchè il lavoro ha richiesto sicuramente un certo impiego di tempo. Ricopre una superficie di almeno trenta metri. Certamente l'ha fatto da solo (o da sola), altrimenti gli altri avrebbero chiesto subito che cosa volesse dire con quella scritta e a chi si stesse rivolgendo, dunque perchè sprecare una notte intera con una fesseria così.

Infatti, gli interrogativi sono tanti.

Siamo certi che il fanciullo si riferisse proprio a quello Stalin lì? O non, invece, al soprannome di un suo compagno di scuola? E qui, allora, già partono mille supposizioni.

E' una scritta gay? Una scritta antisemita? Una scritta comunista? Una provocazione di Casa Pound? Un esempio di Patafisica maldigerita?

Certo, nei giorni successivi, la scritta non è passata inosservata. Addirittura, qualcuno deve averne fatto un rovello esistenziale. E ha resistito a lungo, prima di intervenire. Dopo circa un mese, passando davanti a quel muro, era possibile contemplare una correzione. Per altro, eseguita malissimo. Con una vernice nera. STADIO NON POSSO VIVERE SENZA DI TE. Chi avesse letto quella originale e ci si fosse affezionato, non poteva non rimanere un po' sgomento davanti a quella correzione.

No, quello non era l'intervento di una band avversaria, né la stizza di un altro adolescente che voleva farsi protagonista a dispetto dell'altro. Dietro quella correzione c'era una mentalità didattica, educativa, addirittura pedagogica.

STADIO è parola acconcia ad un adolescente, gli sta bene in bocca e nella mente, quindi inoffensiva. STALIN travalica qualsiasi adolescenza e va a scavare là dove qualsiasi adolescente non è mai stato né vuole saperne.

 

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