Cuqù

Giorgio Pemberton - Stella Duchamp

Tutti comunisti.

 

viene voglia di tornare
a essere tutti tutti comunisti
giù in strada a cantare
con poeti sfatti spersi ma onesti
non con questa gentaglia
d’aspetto truce e fede racchia
che ti vien su la voglia
di lanciare una pernacchia
in faccia a chi ci umilia
e manco sa chi siamo
c’è quello che sfrucuglia
sui sogni che facciamo
quell’altro che sbadiglia
davanti a ciò che più amo…

babazuff babazuff
biscadù chicchirichi
babazuff babazuff
biscadù chicchirichi
la frittata è fatta la frittata è fatta
qualcuno dia retta siamo senza rotta
schiena diritta colpo di bacchetta
si cambia operetta la vita ora scotta…

viene voglia i tornare
a essere tutti tutti comunisti
l’orgoglio di fantasticare
esistenze sane fresche dadaiste
nel mondo c’è più poesia
di quanto alla fine si creda
allora che torni l’energia
appuntamento giù in strada
con un po’ di commozione
finisca l’epoca feudale
ben venga la visione
d’un futuro che sia corale
il truce agli sguaiati
la voce ritorni ai poeti…

babazuff babazuff
biscadù chicchirichi
babazuff babazuff
biscadù chicchirichi
la frittata è fatta la frittata è fatta
qualcuno dia retta siamo senza rotta
schiena diritta colpo di bacchetta
si cambia operetta la vita ora scotta

badrone non meddermi in bendola
l’acqua bolle ma le badade non van bene con me
badrone non meddermi in bendola
l’acqua bolle ma le tue badade ce l’hanno con me
badrone non meddermi in bendola
l’acqua bolle ma in barrocchia han bisogno di me…

 

Da un litigio pacato ma intenso avvenuto tanti anni fa su una terrazza di Roma. 

 “...Sono nata in una famiglia di operai.

Uno dei miei nonni ha fatto il manovale in una fabbrica di scarpe, l’altro era barbiere. Mio padre incollava polistirolo, mia madre eti­chettava magliette. La mia coscienza viene dalla classe operaia ed è lì che ho appreso i miei valori. Valori forti, radicati nei nervi, dentro la pan­cia, perfino nei gesti.

Non ho una cultura elitaria, di classe, sofisticata. E non voglio alcun privile­gio, nessuna garan­zia. Se non quelle che mi costruisco da me, giorno per giorno. Soprattutto, non cerco il consenso dei miei uomini, il loro appog­gio come autorità paterne. Mi piacerebbe sentirli accanto a me an­che come fratelli, ogni tanto. Voglio decidere personalmente che uso fare del mio corpo e della mia mente, anche rischiando l’isolamento. Voglio farlo con­sape­volmente. E non è facile.

Chissà perché, questo spaventa molte per­sone. Vorrei desiderare davvero, con la pancia, con i nervi, con l’utero. Senza poi finire ricattata da estenuanti sensi di colpa. E voglio tor­nare ad essere desiderata dagli altri con quella forza di volontà e - perché no? - di follia descritta così bene in certi libri dell’ottocento.

Non c’è nessun ro­manticismo, in questo mio desiderio. Ma solo un intenso bisogno di dedi­zione e di abbandono. Sarà anacronistico, ma lo trovo meraviglioso. E’ strano, forse è una delle prime volte in vita mia in cui pronuncio la parola voglio con determi­nazione, al posto della parola devo. Io non devo più. Voglio...”